Il cheratocono è una malattia degenerativa e rara della cornea (distrofia corneale non infiammatoria progressiva), che di solito colpisce entrambi gli occhi (96% dei casi), anche se studi recenti dimostrano che nella patogenesi del cheratocono possono essere coinvolti eventi infiammatori; inoltre la degenerazione del tessuto corneale può essere legata anche all’espressione di mediatori infiammatori quali citochine.

Il problema sorge quando la parte centrale della cornea si assottiglia progressivamente. Si verifica quindi una curvatura irregolare della cornea, che perde la sua forma sferica, assumendo, nelle forme più evolute e gravi la forma di una goccia o di un cono.

La curvatura irregolare che si viene a formare cambia il potere refrattivo della cornea, con conseguente distorsione delle immagini ed una visione confusa sia da vicino e da lontano. Il paziente si lamenta di una diminuzione della visione, soprattutto da lontano. La qualità della visione continua a peggiorare irreversibilmente. Utilizzando il biomicroscopio, si nota una diminuzione significativa dello spessore sulla parte superiore della cornea dimostrabile attraverso dati pachimetrici. Nel corso del tempo la cornea può mostrare qualche opacità. La diagnosi di questa patologia si ha attraverso la topografia corneale che crea una “mappa” della deformazione della cornea.

Un metodo efficace di rallentamento dell’evoluzione della malattia, non chirurgica, è rappresentata dall’utilizzo quotidiano di apposite lenti a contatto. Il cross-linking corneale (CXL) è una tecnica chirurgica relativamente poco invasiva e che, negli ultimi anni, ha portato sempre più pazienti ad evitare il trapianto di cornea. Attraverso l’imbibizione della cornea con riboflavina (vitamina B2) e l’uso di raggi ultravioletti si ottiene una migliore coesione tra le fibre che compongono gli strati più interni della cornea attraverso un aumento dei ponti molecolari.